La Strada sull'Orrido Vallone Comba
Questa strada collega, con un solco netto e profondo, il paesino situato a 1.637 metri d’altitudine con la carreggiata principale della Valle Maira. Questa strada però non esiste da molti secoli addietro ma è stata ultimata solamente nella seconda metà del XX secolo, dopo che le rocce situate a strapiombo sul torrente furono scalfite pazientemente da un sentiero pericoloso. Dapprima si trattava di un semplice tracciato che più tardi si trasformò in mulattiera e dopo ancora in una vera e propria carrozzabile.
Nel febbraio del 1891, il primo sentiero, aperto in località Praietto, aveva una lunghezza di 1300 mt e giungeva al confine con il paese di Stroppo, il quale negò, alla piccola comunità, la possibilità di continuare il sentiero sul suo territorio, per paura dei danni economici che poteva recare il dirottamento del traffico mercantile da e per Elva su un altro itinerario. Il consiglio comunale decise così di rivolgersi alla Provincia, al Precetto e addirittura a Giovanni Giolitti, con i quali raggiunse un’intesa e nel mese di ottobre i lavori ripresero. Dopo soli due anni dall’inizio delle attività di costruzione, il sentiero raggiunse il fondovalle. Il transito era però molto pericoloso siccome si trovava a strapiombo del burrone, dove alcune persone precipitarono anche solo per aver messo un piede in fallo. Il Comune chiese così l’intervento, all’Autorità Militare, di un contingente di truppe per trasformare il sentiero in mulattiera.
Negli anni successivi venne studiato un nuovo progetto e i lavori furono affidati all’Amministrazione Provinciale, ma furono interrotti per la mancanza di fondi. Nel 1939 Benito Mussolini, in seguito ad una visita a Cuneo, accolse la richiesta degli Elvesi e dispose un’erogazione che consentì la ripresa delle attività. Queste ultime vennero però interrotte dallo scoppio della seconda guerra mondiale, che chiamò al fronte i valorosi giovani Elvesi.
A caratterizzare la storia di questa strada non furono solo le scelte amministrative e tecniche, ma anche gli interessi particolari, i rapporti con le comunità confinanti e con le autorità locali. In particolar modo influì il comportamento degli Elvesi: gli abitanti del versante ovest, infatti, erano favorevoli, mentre la parte est non riteneva utile la costruzione di tale percorso nel Vallone Comba. Bisogna ancora tener conto del fatto che molte persone, soprattutto anziane, non vedevano di buon occhio quest’approccio al mondo e ai nuovi contatti umani.
Questo collegamento diventò concreto grazie all’interessamento di alcune autorità del paese, come i sindaci Chiaffredo Dao, Antonio Garneri e Natale Baudino, il vicesindaco Carlino Dao, e il parroco don Giovanni Chiotti, ma anche con l’aiuto dato dai privati cittadini, che credevano fortemente nell’impresa, i quali misero a disposizione i lori beni e il loro denaro, senza dimenticare i numerosi volontari che donarono il loro lavoro. La prima persona non elvese che s’interessò alla questione fu il Duca di Savoia Vittorio Emanuele, che probabilmente si trovava a passare in questo luogo incantato per ragioni di caccia. Ad illustrare la problematica della possibile costruzione di una strada sull’orrido fu l’allora parroco don Pietro Giordana: ciò avvenne il 12 luglio del 1837. Un anno dopo, il 25 febbraio, venne emanato un atto dal re Carlo Alberto, circa il progetto della nuova strada nel Vallone Comba che doveva sbucare alla confluenza del torrente Elvo con il fiume Maira.
Il progetto per alcuni decenni venne però accantonato poiché, il Comune, partecipò alle spese di prolungamento della carrozzabile, già esistente a valle, da Alma Macra a Stroppo e più avanti fino ad Acceglio. La questione si riaprì solamente nel 1880, con la morte di Alessandro Claro, oste della borgata Traverse, il quale legò tutti i suoi beni al Comune, affinché provvedesse all’apertura della strada del Vallone. Il 7 ottobre del 1883 venne, infatti, costituita la Commissione Claro, per l'inizio di tale percorso, che rimase in vita fin dopo il secondo dopoguerra.

Il Ministro della Guerra, nel 1895, accoglie la richiesta avanzata dalle autorità Elvesi, anche in considerazione del valore strategico di un possibile collegamento tra il Colle della Bicocca e il Colle del Mulo. Vennero così inviati un reparto di alpini e la 17a Compagnia dei minatori, i quali lavoreranno per circa sei mesi, ma che si limitarono al solo miglioramento delle condizioni del sentiero.
Nel 1899 il consiglio comunale, in base ad un’asta, affida i lavori nel Vallone all’impresa di Giovanni e Domenico Voli, originari di Cartignano. Alcuni anni dopo il signor Antonio Riberi di Stroppo dona Lire 10.000 al Comune di Elva, affinché il sentiero venga migliorato. Nel 1904 un ingegnere di Torino avanza la proposta della costruzione di una carrozzabile nell’orrido, che però non viene accettata dal Ministero dei Lavori Pubblici e in seguito a ciò le autorità militari si rimangeranno quanto dichiarato nove anni prima. Nonostante le obbiezioni militari, il Genio Civile, nel 1919, appalta a fondovalle un tratto di 850 metri e la prima galleria, la più lunga della strada che porta ad Elva.

Solo dopo 3 anni dalla fine della guerra venne riproposto il completamento della strada del Vallone. Il 12 maggio, giorno della festa di San Pancrazio, il santo protettore del paese, una commissione del Genio Civile arrivò ad Elva per ascoltare i pareri della popolazione circa la ripresa dei lavori e l’utilità della strada. Il gruppo di esperti decise di portare avanti l’opera, però mancavano i finanziamenti. Per cercare di ottenere tali dallo Stato, l’allora sindaco Natale Baudino e Marco Dao si recarono a Roma, dove riuscirono ad ottenere quanto sperato. I lavori furono così portati a termine nel 1956, anno durante il quale venne aperta anche la carrozzabile che collegava Elva al Colle di Sampeyre.
L’isolamento di Elva è dunque stato superato dopo un secolo di battaglie, ma questo solo grazie alla testardaggine e alla volontà dei suoi abitanti che vanno molto fieri di questa strada lunga all’incirca sei km, lungo i quali si contano ben 12 gallerie che sono state scavate nella roccia. A metà del Vallone, in una nicchia scavata sempre nella roccia si può vedere la statua della Madonnina, che ha il compito di proteggere il viandante, e vicino alla quale si leggono i nomi di coloro che hanno donato al Comune il loro denaro per la costruzione della strada e di coloro che durante i lavori sono precipitati nel burrone sottostante. Inoltre, sopra la nicchia, si legge la seguente frase: “Madonnina del Vallone proteggi il viandante”.





