Vita Comunale dal 1600
La sede della comunità era la chiesa parrocchiale. L’amministrazione comunale faceva al capo al podestà, che fino al 1751 era nominato dal conte del luogo. Un personaggio di rilievo nella vita comunale fu sempre il messo, che come compito principale aveva quello di gridare sulla piazza tutte le ordinanze e le delibere comunali nel giorno festivo o all’uscita dalla messa.
Intere famiglie morirono spente dal male, la vita venne quasi cancellata in alcune borgate, ma alla fine la malattia fu sconfitta, forse grazie all’intervento di San Defendente, cui gli elvesi si erano rivolti in preda alla disperazione provocata dalla peste.
Uno dei problemi più sofferti di questo periodo fu l’imposizione della taglia per sopperire alla spesa comunale. Un'altra questione era quella della nomina delle Dezene che erano costituite per la manutenzione delle strade che collegavano tra loro le varie borgate elvesi e il paese ai comuni limitrofi.
Nel 1630 si abbatté sulla comunità la sventura della peste, che ad Elva si dilagò in tutta la sua virulenza. Arrivò portata da mercanti francesi provenienti dalla Camargue. Secondo documentazioni dell’epoca, le prime vittime furono due giovani donne, risiedenti ai Molini, le quali, da questi mercanti, avevano acquistato del vestiario, che loro malgrado era stato a contatto con degli appestati. Una fontanella, non molto lontana dalla loro abitazione, dove gli indumenti in questione erano stati lungamente lasciati nell’acqua, prese quindi il nome di fonte del MITOUN, cioè del bubbone, della pestilenza. Ancora oggi, chi è a conoscenza di questa storia, si trattiene da bere la sua purissima acqua, forse per paura che possa ancora fare del male.