L'Autunno di Ieri...

Verso i Santi si accendevano i forni che erano usati in comune dai frazionisti. Ogni anno una singola famiglia era obbligata a scaldare il forno e, a questo scopo, doveva procurarsi legna in abbondanza. Il fuoco doveva rimanere acceso per almeno ventiquattro ore.
Quando le pietre del forno erano ben calde si toglieva la brace con gli strumenti adatti e quando il forno era pulito i frazionisti facevano cuocere un piccolo pane di crusca per provare se il forno era caldo a sufficienza.
Prima di iniziare la cottura si facevano dei biglietti che, estratti a sorte, stabilivano il turno di ogni frazionista. La preparazione dei pani era opera delle donne, tra le quali c’era l’impastatrice (PASTADIERO) che doveva impastare a lungo e bene la farina con lievito e sale. Una volta che la pasta era pronta, la si divideva in tanti pezzi, che venivano riposti sulle tavole che ne contenevano una decina. Le tavole venivano poi trasportati dai giovani al forno per la cottura. Quando il pane era cotto, era consuetudine portarlo ad assaggiare a amici e parenti e una pagnotta era invece regalata ai figliocci. Mezza pagnotta era pure riservata al fornaio e all’impastatrice, come prezzo del loro lavoro. La cottura del pane poteva durare anche per una ventina di giorni.
Durante l’autunno inoltre, si raccoglievano le patate e il fogliame per darlo ai bovini nei mesi invernali. Verso la fine di settembre gli uomini e i giovani elvesi partivano in cerca di fortuna.
Molto presto giungeva la neve, i bambini iniziavano la scuola e donne e anziani accudivano il bestiame.