Non Toccate il Pelvo!!!
Barbo Filippet non era un eroe, fu semplicemente un Sindaco di Elva, in carica durante il Marchesato di Saluzzo. Possedeva tutte le qualità di un bravo uomo e aveva sempre la testa piena di idee geniali che voleva realizzare, come cancellare dal calendario il mese d’aprile, mese che in montagna non è più inverno ma non è ancora primavera.
Un giorno arrivò sul tavolo del municipio una lettera del Sindaco di Bellino, contenente la richiesta di autorizzazione a decapitare il Monte Pelvo. Questo perché la montagna, con i suoi 3064 metri d’altitudine, toglieva cielo e luce ai territori situati alle sue spalle.
Il Sindaco elvese già era stato criticato per essere stato troppo remissivo con il comune di San Michele per una vecchia questione di confini e ora gli veniva avanzata una richiesta inaccettabile. Per lui, infatti, come per tutti gli abitanti della conca d’Elva, il Pelvo, era qualcosa di più di una semplice montagna. Le sue rocce allo spuntare del sole si tingono di rosa quando l’ombra domina ancora tutto il paese, e poi lo si può scorgere da distanza e costituisce un punto di riferimento per coloro che si trovano nella pianura cuneese.
Dal Pelvo inoltre si possono trarre addirittura le previsioni del tempo, infatti, quando ha il cappello è meglio, per il pastore, munirsi di mantello (CANT LU PELVOU HA LOU CHAPEL, PASTUORET PIO LOU MANTEL). Purtroppo porta via il sole agli abitanti di Bellino, ma buttare giù i massi vicino alla Roccia dell’Asino, nelle cui vicinanze troviamo l’antro profondissimo, dimora di Tarou Banarou, l’antichissimo drago, signore del tuono e delle tempeste, non se ne parla nemmeno.
Il Sindaco di Elva determinato rispose utilizzando un’unica parola: JAMAIS!!!