Molini Abelli & Molini Allioni
Altitudine 1.409 metri e 1.437 metri.
Pilone appartenente ai beni dell'antica famiglia Garnero-Tarella di Molini Abelli.
Il nome della frazione è dovuto alla presenza di mulini per macinare le biade o per pestare la canapa e il lino, la cui costruzione, resa possibile dalla confluenza delle acque di Chiosso con quelle delle Grange e da un certo dislivello che si verificava poco dopo il loro incontro, costituì un servizio di primaria importanza per la comunità elvese.
Solo nel 1800 si iniziò a scendere a Stroppo per la macina, che era migliore, ma comportava maggiori disagi. Nonostante questo i molini della frazione erano ancora abbondantemente utilizzati e nei loro pressi era impossibile non riscontrare persone che andavano e tornavano da essi.
La borgata Allioni era la più popolata e poco sotto ad essa sorgeva la cappella dedicata a San Lodovico e poi alla Consolata.
Ai Molini si coltivavano campi e prati e si allevavano mucche, pecore e capre, nonostante la scarsità di pascoli. Qui, nella brutta stagione, la presenza costante di umidità, provocata dall’acqua del torrente, e dalla posizione nel fondo valle e tra le piante, costituiva un limite alle colture. Nella bella stagione prosperavano invece gli orti e le poche piante da frutta, che esistevano in tutta la conca elvese.
I cognomi più diffusi erano Dao, Raina, Bruna, Garnero, Claro e Dao Bolgna.
Le località circostanti più note, che riflettono la conformazione del terreno, sono:
ROUTE,
zona dove il terreno è rotto, irregolare e franoso;
BOSCHETTO,
per la presenza di piante di diverso tipo;
GRAVIÈRE,
zona pietrosa formata dallo scorrimento delle acque del torrente.





